Ci troviamo in una lunga e lenta fase di transizione tra una didattica della disciplina consolidata da secoli attorno a procedure, teoremi, formalizzazioni già acquisite e da apprendere in maniera già codificata, ad un approccio moderno in cui molto dell’assetto teorico, linguaggio, dimostrazioni, procedure andrebbero il più possibile ri-costruiti nell’apprendimento.
Alcuni problemi:
- una evidente distanza tra i documenti scritti, i libri di testo e una pratica didattica che nella maggior parte dei casi riproduce, in un contesto diverso e più complesso rispetto a decenni fa, le stesse metodologie e le stesse attività riproduttive e non attive;
- la continua sollecitazione al cambiamento non è supportata però da reali interventi e materiai che possano orientare il giovane insegnante a superare il modello di insegnamento che ha conosciuto a scuola, e a costruirsi una nuova professionalità;
- La mancata formazione iniziale degli insegnanti di matematica non è senza conseguenze;
- il groviglio e la complessità dei contenuti da insegnare, e i tempi che costringono a concentrarsi sull’acquisizione di procedure piuttosto che sulla consapevolezza dei concetti messi in gioco. La scuola dovrebbe avere il coraggio di fare delle scelte.
Esempi di ambiti di intervento:
- l’approccio all’algebra nella didattica: dall’acquisizione del numero e delle sue proprietà all’utilizzo della simbolizzazione letterale e del calcolo simbolico;
- l’insegnamento della geometria: l’esigenza di conciliare una visione della geometria fortemente legata all’impostazione euclidea con una visione che nel tempo ha rinnovato radicalmente il quadro teorico euclideo;
- l’uso di strumenti valutativi inadeguati: spesso strumenti pedanti di misurazione di punteggi che non consentono di osservare la comprensione, la rielaborazione, le strategie personali sui processi messi in atto dall’allievo;
- La vera frontiera che può motivare e risvegliare l’interesse verso questa disciplina da parte dei giovani è la modellizzazione della realtà. Ciò non vuol dire che dobbiamo soltanto insegnare la matematica concreta, ma piuttosto far percepire agli studenti le potenzialità degli strumenti matematici in ogni ambito culturale.
Non si può insegnare la matematica come un oggetto culturale già precostituito, e decontestualizzato; bisogna che i giovani percepiscano che esistono dei problemi, antichi come l’uomo, e moderni, legati alla vita attuale. Tutti questi problemi possono divenire il punto di partenza per mostrare come questa disciplina possieda gli strumenti più potenti per accrescere il progresso tecnologico, e per poter leggere la realtà, come diceva Galileo, con una lente privilegiata, attraverso la quale noi dobbiamo imparare a leggere.
(In allegato una riflessione più estesa)
