Carissimo Francesco, prima di tutto mi scuso per non aver partecipato all'incontro di venerdì a causa
di un improvviso e improrogabile impegno.
Vorrei ora chiarire, come avrei fatto a voce durante l'incontro, la mia richiesta di iniziare una ricerca
sulla matematica degli insiemi.
Quando ho scoperto che Abele aveva impiegato questo metodo nelle sue classi,mi sono ricordata di una mia
esperienza in merito avvenuta tra la fine degli Anni Sessanta e l'inizio degli Anni Settanta.
In quegli anni la mia figlia maggiore frequentava la scuola elementare nella zona Rimembranza di Lambrate.
La scuola era gestita da una direttrice molto innovativa con ottimi insegnanti, alcuni dei quali usavano il
metodo degli insiemi per l'insegnamento dell'aritmetica. Questo fatto aveva suscitato molto interesse ma anche
del dissenso da parte di altri insegnanti più tradizionalisti e di genitori.
Se la memoria non mi tradisce, l'iniziativa era partita e sostenuta dalla Fondazione Pirelli.
Durante uno degli incontri periodici che la direttrice organizzava per dar conto alle famiglie
dell'andamento dell'istruzione dei loro figli, mi sono trovata accanto ad un signore che,
con molta supponenza, interrogava alcuni alunni sulla loro preparazione in aritmetica appresa
con l'insiemistica.
La sua supponenza un poco alla volta svanì,non solo perchè gli interrogati dimostravano di saper
fare i conti, ma soprattutto che, per loro, l'aritmetica non costituiva un problema, come invece
avveniva per molti alunni delle altre classi.
Questa bella esperienza ha avuto però dei limiti. Infatti, chi aveva appreso l'aritmetica con
questo metodo avrebbe dovuto trovarlo poi in una scuola media e successivamente in scuola
superiore per proseguire armonicamente la propria formazione in matematica.
Probabilmente anche nelle scuole medie e superiori si saranno fatte allora queste esperienze
un pò a macchia di leopardo, ma forse sono mancate delle filiere coerenti anche con la logistica che
gli alunni avrebbero dovuto affrontare, meno faticosamente nelle scuole superiori, ma problematiche
per gli studenti delle medie.
Da allora non ho più saputo nulla della sorte dell'insiemistica, nè, a dire il vero, me ne sono interessata,
dato che avevo altro da fare, fino a che non l'ho ritrovata con Abele! Mi è così tornata in mente
l'impressione positiva che mi avevano lasciato quelle alunne e quegli alunni che si lasciavano interrogare
tranquillamente dal signore arcigno e severo.
Perchè non avvalersi di questo mezzo che consentirebbe di superare le difficoltà dell'insegnamento
della matematica per i docenti e quelle dell'apprendimento per gli studenti?
Un caro saluto.Elide